Le sette vite dell'Ecoerre: ricorso contro Regione e Comune di Trani per rientrare nel piano pugliese dei rifiuti

A distanza di quasi venticinque anni dalla presentazione e iniziale, momentanea approvazione del progetto, si continua a parlare dell'impianto di trattamento di rifiuti speciali con annessa discarica proposto a Trani dalla società Ecoerre, di Bari.

Infatti la stessa ha notificato un ricorso al Tar Puglia per l'annullamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, approvato dal governo pugliese nel 2018 e che ignorava l'esistenza dell'impianto Ecoerre.

La società, rappresentata dall'avvocato Marco Palieri, del Foro di Bari, ha così agito contro la Regione Puglia, e nei confronti del Comune di Trani quale ente controinteressato, per l'annullamento di quella delibera dell'esecutivo pugliese.

Nel ricorso, il legale della società ricorda che la Provincia di Bari già nel 1997 aveva autorizzato l'Ecoerre all'esercizio di un impianto di recupero di rifiuti speciali con annessa discarica in agro di Trani, in contrada Puro Vecchio, in adiacenza alla discarica per rifiuti solidi urbani dell'Amiu.

Nel 1999 arrivava anche il parere favorevole di Valutazione di impatto ambientale e nel 2007 sempre la Provincia di Bari approvava il piano di adeguamento della discarica alle nuove prescrizioni di legge.

L'impianto però non è mai entrato in esercizio dapprima a causa di un lungo contenzioso giurisdizionale che ha visto il Comune difeso con successo, anche, dall'avvocato Amedeo Bottaro ben prima che diventasse sindaco di Trani.

Poi è giunto, nel 2014, il rigetto dell'Autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione Puglia. Contro questa decisione l'Ecoerre ha proposto un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, tuttora pendente.

Secondo l'avvocato Palieri «l'impianto Ecoerre, poiché regolarmente autorizzato e in larga parte ormai realizzato (in particolare la discarica), deve considerarsi ai fini localizzativi e della pianificazione regionale in materia di rifiuti come un impianto esistente».

È questo, pertanto, il principale motivo di contestazione nel ricorso proposto al Tar Puglia per eccesso di potere, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, nonché disparità di trattamento e ingiustizia manifesta.

Il dirigente del Settore contenzioso, Francesco Angelo Lazzaro, ha conferito l'incarico di difendere il Comune di Trani all'avvocato Vittorio Triggiani, del Foro di Bari, poiché lo stesso amministrativista sta già curando per l'ente analoghe vicende processuali relative alla gestione dei rifiuti, compresa la resistenza in giudizio del Comune nel ricorso dell'Ecoerre al Capo dello Stato.

La chiamata in causa del Comune è legata al fatto che la Regione, negando all'Ecoerre l'Aia, e poi escludendola dal piano, aveva condiviso e assorbito soprattutto, le motivazioni addotte dal Comune di Trani in conferenza dei servizi.

In primo luogo, l'incompatibilità del progetto con le norme tecniche di attuazione del Piano urbanistico generale: «Non è possibile – spiegava l’assessore all’ambiente dell'epoca, Giuseppe De Simone - realizzare nuovi impianti di discarica in zone degradate ed adibite a coltivazione di cave».

Secondo punto a sostegno del «no», la presenza, in adiacenza, della discarica di Amiu Spa, che già di per sé rappresenta una potenziale fonte di pericolo ambientale e, soprattutto, inquinamento delle falde acquifere: «La realizzazione di un altro impianto di discarica – si dava atto - renderebbe impossibile accertare le cause e, quindi, il responsabile di un eventuale inquinamento».

Paradossalmente, proprio nel 2014, l'inquinamento l'ha provocato la discarica comunale, chiusa dal 5 settembre di quell'anno per ipotizzato disastro ambientale.

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