"Senza sbarre": incontro formativo alla scuola Rocca-Bovio-Palumbo di Trani

Si è tenuto nei giorni scorsi presso l’aula magna del plesso Rocca della scuola “Rocca-Bovio-Palumbo” di Trani, un incontro formativo dal titolo “Senza sbarre”,

con l’intervento di don Riccardo Agresti ed un ospite, di nome Vincenzo, che vive tuttora l’esperienza di recupero e reinserimento nella società all’interno della comunità sorta ai piedi di Castel del Monte.

L’incontro è stato organizzato dalla professoressa Rosanna Binetti e dal dirigente scolastico Antonio De Salvia, presente all’incontro.

Il progetto, rivolto agli studenti di ogni ordine e grado, ha sicuramente importanti finalità educativo - pedagogiche toccando temi profondi legati alla legalità e all’inclusione sociale, mirando al contempo a far cogliere ai ragazzi l’importanza di una crescita sana, nella legalità e nel rispetto di se stessi e del prossimo.

Don Riccardo Agresti, prete da sempre considerato in prima linea nella periferia della città di Andria ed al fianco dei carcerati, ha di recente intrapreso, all’interno del progetto “Senza sbarre”,  una nuova missione alle pendici del maniero federiciano che prevede, nel recupero della locale Masseria di San Vittore, il recupero di diversi carcerati che potranno così sperimentare pene alternative alla detenzione.

Inserito all’interno del “Progetto nazionale carcere”, “Senza sbarre” è un progetto della Diocesi di Andria voluto fortemente dal suo Vescovo, Mons. Luigi Mansi, unitamente a Don Vincenzo Giannelli, creato e realizzato dall’Associazione “Amici di San Vittore Onlus” in collaborazione con la Caritas Italiana (organismo pastorale della Cei - Conferenza episcopale italiana).

Il progetto ha come obiettivo la creazione di una rete di sostegno, di ascolto e di accoglienza nel territorio di Andria, per persone sottoposte a provvedimento privativo o limitativo della libertà personale (in stato di detenzione o con provvedimento altro dell’autorità giudiziaria alternativo alla detenzione in carcere).

Come ha sostenuto Don Riccardo,«il progetto non deve diventare un altro carcere, ma una via di inserimento in una comunità cristiana, in un territorio, in un mondo che per queste persone deve ritornare ad essere la vita: la comunità deve accoglierle e formarle per reinserirle nel mondo lavorativo… Se vogliamo tirare fuori il bene dal male dobbiamo stringerci attorno alla comunità con azioni educative maggiori e che coinvolgano tutti... A conclusione del suo percorso in carcere, difatti, la persona detenuta trova le maggiori difficoltà proprio nel ritorno alla normalità, con la ricostruzione della rete familiare, amicale e sociale e necessita di supporto personale e di un reinserimento nel mondo lavorativo indispensabile al proprio sostentamento e funzionale al suo reinserimento nella società… Il Signore ci chiama e noi dobbiamo essere pronti».

Insomma, come afferma Don Oreste Benzi, citato dal sacerdote andriese,«dobbiamo passare dalla certezza della pena alla certezza del recupero,  perché un uomo recuperato non è più pericoloso».

Il messaggio dell’incontro, dunque, è stato quello di far capire ai numerosi studenti presenti che nella vita ci sono momenti diversi in cui si possono commettere errori, anche molto gravi, ma questo non deve costituire un “marchio” per alimentare pregiudizi e preconcetti della società cosiddetta “sana”  e dal quale non si possa più rinascere e ritrovare la giusta direzione. Occorre invece intraprendere una strada nuova,  ripartendo, consapevoli degli errori commessi nel passato, ma pronti a recuperare per una nuova vita che restituisca innanzitutto la dignità  verso se stessi, donando il bene al prossimo che deve piuttosto accoglierlo senza pregiudizi e preclusioni di sorta.

Pertanto, «la grande masseria non sarà un carcere alternativo, ma sarà un luogo nel quale i detenuti potranno recuperare i valori frantumati. Questi saranno verificati con il servizio che daranno nelle  comunità parrocchiali e civili di appartenenza. La grande masseria, luogo di accoglienza di tanti detenuti in fine pena, dovrà mirare ad essere un luogo di passaggio per la riflessione, la conver-sione e la redenzione attraverso una nuova vita».

L’interessante incontro è stato preceduto dalla proiezione di un breve filmato sull’esperienza della comunità “Senza sbarre”, dove, peraltro, sta per compiersi l’attuazione dell’insediamento produttivo e lavorativo con il laboratorio-pastificio per la produzione della pasta fresca artigianale, seguito poi dagli interventi di Don Riccardo Agresti e dell’ospite della stessa comunità, Vincenzo, detenuto ergastolano in semi-libertà, che hanno risposto alle domande che gli studenti, molto attenti ed incuriositi, hanno posto.

Quindi, due alunni hanno letto le poesie: “Prima di tutto l’uomo” di Nazim Hikmet e “Camminiamo la Speranza” di Helder Pessoa Camara. Alla fine dell’incontro Vincenzo, che ha 67 anni, la maggior parte dei quali trascorsi in carcere, ha riferito di aver cominciato a delinquere a 14 anni attribuendo la colpa dei suoi comportamenti alla sua famiglia di origine che durante la sua infanzia risultava divisa ed in conflitto; per cui si è permesso di lanciare un appello ai ragazzi presenti, cioè di contribuire a fare di tutto per mantenere unite le proprie famiglie prima che il loro anello debole, rappresentato proprio dai figli, possa commettere errori, anche gravi, come li ha commessi lui durante la sua vita.

Infine una citazione del Dalai Lama, Tenzin Gyatso, è stata proiettata sullo schermo dell’aula magna scolastica dove si è tenuto l’incontro: «Siamo tutti potenziali malfattori e, nel profondo dell’animo, quelli che mettiamo in prigione non sono più cattivi di chiunque di noi. Hanno ceduto all’ignoranza, al desiderio, alla collera, malattie da cui anche noi siamo affetti, per quanto in misura diversa. Il nostro dovere è di aiutarli a guarire».

Il responsabile scolastico della comunicazione - Prof. Vincenzo Piccialli

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