Alcuni alunni della Rocca-Bovio-Palumbo di Trani premiati al “progetto lettura itinerante”

Nei giorni scorsi, le classi I F e I A della scuola secondaria di I grado “Rocca – Bovio – Palumbo” di Trani hanno partecipato, per la prima volta insieme, alla presentazione dell’ultimo libro di Maria Antonietta Binetti, “Il mistero della Mezzaluna”, opera rivista e musicata per un’orchestra di 50 elementi.


Evento imperdibile per la I F e la I A, classi rispettivamente corale e musicale del nostro istituto, anche perché gli studenti avevano già conosciuto l’autrice in un precedente incontro nell’ambito di un percorso di auto-orientamento, alla scoperta di sé.


La presentazione dell’opera, avvenuta nella suggestiva sala rossa del castello svevo di Barletta, è coincisa con la premiazione delle classi del nostro istituto (“Premio progetto lettura itinerante”) ma soprattutto della II G della scuola “Vaccina” di Andria, prima classificata nell’ottavo concorso nazionale “Il grande ulivo di Godland”, il cui testo è stato cantato dal soprano Anna Maria Stella Pansini accompagnata dalla pianista Francesca Musti.


In realtà quella premiata è stata l’esperienza vissuta dai miei alunni per la prima volta insieme a condividere un divertentissimo viaggio in treno e una corsa al castello in una città non a tutti nota. Emozionante, per me e per loro, condividere il palco, confrontarsi con la classe andriese e soprattutto assistere agli interventi di alcuni astanti.


Maria Antonietta Binetti ha messo in evidenza da un lato il suo privilegio, far arrivare al cuore messaggi che solo la musica riesce veicolare in un linguaggio universale, d’altra parte il ruolo di docente perfettamente speculare a quello della scrittrice, di trarre linfa vitale dal contatto con i suoi lettori, definiti i suoi ragazzi.


A questo pubblico speciale si rivolgono i testi di Antonietta e in particolare a loro affida un messaggio importante, coltivare la capacità di sognare.


Nel suo intervento, il consigliere regionale Filippo Caracciolo ha sottolineato la precisa volontà dell’autrice di affidare questo compito importante all’istituzione scolastica promuovendo la lettura e la riflessione critica, esaltando i valori dell’amicizia e della collaborazione; valori che ritengo essenziali nella prassi didattica come nella vita: le parole segrete del convivere, soprattutto in tempi di esodo, come il nostro (cit. da don Tonino Bello, Nelle vene della storia).


Il direttore e compositore Lorenzo Porzio ha paragonato la vita ad una gara incitando i ragazzi a vivere le competizioni dell’esistenza con il sorriso. La soddisfazione di arrivare in cima è impagabile solo come punto di arrivo, ma non fine ultimo di un percorso che non è mai facile. Il messaggio del maestro, medaglia olimpica nel canottaggio, è stato quello di spendere le proprie energie nello sport come nella cultura per realizzare il proprio progetto di vita, per diventare ciascuno campione della propria esistenza. Il maestro ha esaltato l’importanza di investire sulla qualità in un panorama che rischia di essere contagiato dalla moda del fast food.


In effetti, quella che oggi manca è la cultura dell’attesa cui la moderna tecnologia oppone la possibilità del tutto e subito. La velocità ha preso il sopravvento sul pensiero ma soprattutto sulla capacità di riflettere, di prevedere.


Mi hanno colpito le citazioni dello scrittore ed editore Renato Russo, le parole rivolte all’autrice da sua sorella Rosanna, sulla capacità evocativa della sua scrittura che ci obbliga a guardarci dentro. Mi ha ricordato le parole di don Tonino Bello nella Lettera a Maria sulla necessità di leggere in trasparenza, di “incalzare l’ulteriorità della persona che ti sta dinanzi, per intuirne il mistero”.


Leggere ma anche voglia di comunicare con parole chiare, quelle sussurrate la sera ai figli prima che si addormentassero, prima che fossero sostituite dalla comunicazione per sms. Francesco Messinese, dirigente della scuola statale di I grado “E. Fieramosca” di Barletta ha sottolineato il valore pedagogico della fiaba ma ha messo in evidenza il carattere preventivo di questo genere testuale ormai dimenticato verso le molteplici forme del disagio giovanile.


Nel corso di una generazione si è persa la routine della lettura di fiabe che, in un tempo non troppo lontano, avveniva in ambiente protetto ad opera di una voce rassicurante: testo e contesto agivano direttamente sulla coscienza del bambino. La mancata espressione delle emozioni, in effetti, ha contribuito alla frammentazione dell’identità degli adolescenti.


Concludo ribadendo quanto ho già espresso durante la cerimonia di premiazione dei ragazzi, esaltando il valore controcorrente del sogno, collegando la dimensione onirica con il vero obiettivo della scuola: insegnare a progettare perché, quando si smette di progettare il futuro, si compromette la crescita delle generazioni future.


Professoressa Cinzia Samarelli - docente di italiano della scuola media Rocca-Bovio-Palumbo

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