Dipendenza da gioco: a Trani quasi mille casi. Qualcuno ha perso la casa o è finito fra le mani degli strozzini

Nell’aprile 2014 è stato inaugurato il progetto “Dedalo e Icaro”, il centro a bassa soglia e unità di strada per persone con dipendenza da gioco che gode di un finanziamento triennale dell’ambito di zona 5 Trani-Bisceglie e il cui ente attuatore è la comunità Oasi2, che sin dal 1986 si occupa di cura delle dipendenze e delle persone più deboli.

Abbiamo parlato con il responsabile del servizio, il sociologo Antonio Casarola, per avere una disamina del problema nella città di Trani (il centro opera però anche su utenti di Bisceglie).

Casarola ci ha spiegato che il progetto è distinto secondo tre azioni. La prima azione, mutuata dall’Oasi2, è l’attività di strada, che avviene tramite l’attacchinaggio di manifesti presso gli esercenti (tabaccherie, bar, sala slot, sala scommesse) e la distribuzione di materiale informativo. La seconda azione è lo sportello informativo, nel quale si accolgono e si prendono in carico i ludodipendenti. La terza azione è la prevenzione. «Nei primi mesi di attività, abbiamo svolto una mappatura della situazione nella città, successivamente siamo intervenuti sulle problematicità». I dati del 2015 sono ancora in fase di elaborazione, quelli del 2014 parlavano di 86 attività a Trani e 97 a Bisceglie.

Si calcola che in Italia almeno l’1,5 per cento della popolazione di una città abbia problemi con il gioco: a Trani, dunque, secondo le statistiche, almeno 825 persone (calcolando 55mila abitanti) giocano compulsivamente fino a perdere, in alcuni casi, migliaia di euro, fino ad essere costretti ad indebitarsi, vendere la propria abitazione, ricorrere agli usurai. Sembrano storie fuori dall’ordinario che invece possono investire chiunque. Il pregiudizio secondo il quale chi viva di sussistenza o di aiuti comunali ed appartenga alla classe sociale disagiata sia il primo giocatore è completamente infondato.

Casarola ci dice che «la classe più colpita non sempre è quella più disagiata. A giocare, sono sempre di più la classe medio-bassa od il ceto medio. Donne pensionate, dipendenti pubblici, impiegati, persone il cui gioco ha anche ricadute non indifferenti sulla famiglia. Alcuni uomini, ad esempio, sono stati costretti a lasciare il tetto coniugale, a vendere la casa, ad accollarsi debiti». Abbiamo chiesto al responsabile di “Dedalo e Icaro” come capire se una persona sia affetta da patologia da gioco e come aiutarla. «Dobbiamo porci e porre delle domande: Hai bisogno di giocare una quantità sempre più alta di denaro per stare bene? Sei irritabile quando smetti di giocare? Hai effettuato ripetuti ed infruttuosi tentativi per smettere? Sei spesso preoccupato per i problemi che giocare comporta? Racconti bugie per nascondere che giochi? Continui ad indebitarti per continuare a giocare? Se si risponde sì ad almeno due o tre domande, si è davanti ad un problema. Attenzione, però: il primo interessato a guarire deve essere il ludopatico».

I giocatori stessi sono coloro che negano di avere un problema (come accade per altre dipendenze, come quella da sostanze stupefacenti), e molto più spesso sono i familiari a ricorrere alla struttura per chiedere aiuto. Se la persona non capisce che questo percorso viene intrapreso soprattutto per il suo bene, non ha senso obbligarla. Quando la famiglia paga le conseguenze della ludopatia del parente, come nel caso di separazioni, mutui non pagati perché i soldi sono stati persi al gioco, si organizzano anche dei colloqui con i familiari. In alcuni casi, si sceglie di indicare un parente per gestire le finanze di colui il quale ha una dipendenza.

L’aiuto viene dato dagli operatori del progetto “Dedalo e Icaro” attraverso una psicoterapia individuale o di gruppo, con eventuale tutoraggio economico, e impegnando l’utente in attività all’interno del centro, come laboratori di lavorazione del legno o corsi di scrittura creativa. I giocatori però nella maggior parte dei casi preferiscono delle terapie individuali perché provano pudore nel recarsi presso il centro e preferiscono restare anonimi di fronte agli altri.

Per gioco si intendono slot, gratta e vinci, 10elotto, lotto, ma anche giochi online (come poker) o partite virtuali, scommesse. La differenza tra il gioco sociale, quello ricreativo, e gioco che porta a problematicità risiede nella lentezza. «Se ci facciamo caso – prosegue Casarola – i giochi come la tombola sono lenti, invece nel gioco d’azzardo c’è molta velocità. Con la crisi, i consumi sono aumentati perché si ha la speranza di migliorare la propria condizione». Un esempio lampante è la velocità del gioco “10 e lotto”, nel quale avviene una estrazione ogni 5 minuti. Raffrontando il numero di ore spese nel gioco con il numero di ore di lavoro, ad esempio otto, un giocatore può arrivare ad investire cento euro ogni otto ore (considerando un euro ad estrazione), con una probabilità di vincita, su dieci numeri, di 30.963.246. Questo è solo uno dei tanti esempi che potremmo fare.

Paradossalmente, è lo Stato stesso a generare confusione: se da un lato invoglia i cittadini a scommettere, giocare, pubblicizzando le slot e tutti gli altri giochi, dall’altro lato finanzia poi la cura delle persone che dell’eccesso di gioco si ammalano. Il progetto “Dedalo e Icaro”, come molti altri in Italia, infatti, si regge per lo più sulle gambe dei finanziamenti pubblici. Pochissima parte, se non quasi niente, proviene dal 5x1000.

Il paradosso ci viene confermato da Casarola: «Dal 1996 in poi sono state attuate delle politiche, a livello nazionale, che hanno teso alla liberalizzazione, legalizzazione e normalizzazione del gioco d’azzardo che è, nel nostro Paese, la terza industria del fatturato». Nelle province Bari-Bat il gioco è la terza voce del Pil, nonché il 6,4 per cento, un dato molto alto se pensiamo che nelle stesse province la sanità copre il 7 per cento del prodotto interno lordo. «Ma chi guadagna di più sono i concessionari, come dimostrano gli studi di Maurizio Fiasco», presidente di Alea, associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, che proprio qualche mese fa ha ricevuto un’onorificenza al merito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per i suoi interventi e studi sul fenomeno.

Il progetto “Dedalo e Icaro” impegna due psicologhe psicoterapeute, due educatori e due operatori di strada. Il centro si trova presso la sede dell’Oasi2, in via pedaggio santa Chiara 57bis.

Federica G. Porcelli

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